Banksy

Quanti di voi conoscono Banksy?

Si tratta di un “writer” inglese; forse l’esponente più importante della storia del graffitismo, divenuto famoso tra gli anni ’80 e ’90. Nessuno conosce il suo volto, agisce anonimamente, le sue denunce, che partendo da Bristol( la sua presunta città di nascita) sono apparse sui muri e sui vicoli di tutto il pianeta non lasciano possibilità di scoprire l’identità dell’artista, troviamo solo la firma nelle sue opere.

Rats and museums…

Sparsi per i muri della Gran Bretagna troviamo i suoi “rats”, i famosi topi, spesso presenti nelle sue opere. Animali cacciati e perseguitati capaci di mettere in ginocchio intere civiltà, simbolo della gente “piccola e oppressa”.

Incredibile,anche, la capacità di Banksy di intrufolarsi nei più importanti musei mondiali e appendere le sue opere anacronistiche fra i quadri presenti.

Banksy: il Simbolo della ribellione

Come ben sappiamo il graffitismo risulta illegale e perseguibile a norma di legge. Solo in pochi posti vi sono spazi appositamente dedicati a questa forma d’arte.

Come mai dunque questo artista è diventato cosi famoso? Cosa spinge milioni di persone ad elogiare le sue opere, farlo conoscere al mondo e cercare di emularlo?

I suoi graffiti, simbolo di denuncia sociale,politica ed economica sono la risposta. Fonte d’ispirazione e auto-miglioramento le sue opere hanno fatto nascere addirittura libri e documentari dedicati a questo genio.

Date una occhiata e, se volete, documentatevi sull’artista. Vi lasciamo con una delle sue frasi emblematiche:

“Ci vuole del fegato, e anche tanto, per levarsi in piedi da perfetti sconosciuti in una democrazia occidentale e invocare cose in cui nessun altro crede – come la pace, la giustizia e la libertà”.

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