Vurria sapè
GOFFREDO FOFI:"La sua rivincita sulla critica del dopoguerra, ottusa, idealistica e smaniosa di grandi messaggi democristiani o comunisti. Totò se l'è presa abbondantemente. Ha ritrovato col tempo (dopo pochi lustri di disgrazia) il suo pubblico della grande stagione, anzi accresciuto dal concorso della o delle televisioni.

È diventato, diceva Volponi, una sorta di grillo del focolare per ogni famiglia e naturalmente è l’apparecchio televisivo ad aver sostituito il focolare.

Non era focolare la sala d’avanspettacolo in cui era cresciuto artisticamente e aveva imparato a definire e controllare la propria comicità e il proprio stesso fisico – fin quasi a negarne la pesantezza, nella snodata libertà dei movimenti – e non era focolare il teatro di lusso della grande compagnia di riviste messa su con Galdieri autore, la Magnani soubrette.

Non erano focolare neanche le sale cinematografiche di seconda. E neanche quelle di terza visione, quelle delle periferie e dei paesini dove si radunava un pubblico festante, che lo adorava proprio per la sua libertà e diciamolo, per la sua “volgarità”.

La televisione è focolare perché sta in ogni casa; Totò non ha mai avuto tanto pubblico come in morte, grazie alla televisione. Ma il pubblico è cambiato, è più Io stesso, e la sintonia tra pubblico e maschera è cambiata. Quello di ieri era povero e frustrato, non aveva abbastanza cibo, sesso, libertà.

Quello di oggi ha forse troppo cibo, molto più sesso ma non molto meglio gestito che un tempo, e soprattutto, ha davvero più libertà? Forse per questo Totò continua a esserci vicino, grillo del focolare che fischietta oggi in sordina il suo inno sregolato contro i limiti posti dalla società e dalla natura stessa dell’uomo. “

VINCENZO MOLLICA: “Sono sempre stato incuriosito dall’altra faccia del pianeta Totò, quella entro la quale mi sono addentrato per anni, con pazienza e tenacia, scoprendo un poeta e un musicista di grande talento.

Canzoni e poesie si possono considerare l’altra faccia di Totò, quella più malinconica, quella in cui dava sfogo alla sua vena romantica e sentimentale.

Di Antonio De Curtis tutti conoscono “Malafemmena” ma pochi sanno o ricordano che ha scritto oltre cinquanta canzoni alle quali teneva moltissimo. Delle sue canzoni il grande attore scriveva parole e musica con straordinario senso musicale, dato che non sapeva suonare nessuno strumento, ma solo giocherellare con un dito al pianoforte.

Quanto ai suoi versi – i primi apparsi nel 1953 in appendice al volume “Siamo uomini o caporali ?” di Esaù e Passarelli, Totò era solito scriverli su foglietti variegati o, negli ultimi anni, dettarli al magnetofono, come ricorda Franca Faldini, “spingendo e rispingendo il tasto per andare avanti, indietro, fermare, cancellare, perché il male alla vista gli impediva di scrivere “.

Furono raccolte nel 1964 (e ripubblicate nel ’71, da Gremese) in “, A Livella”, mentre, dopo la sua morte, Franca Faldini fece pubblicare “Dedicate all’ammore” (1977, Colonnese Ed., Napoli).

“Non c’è nessuna discrepanza tra la mia professione che adoro e il fatto che io componga canzoni e butti giù qualche verso pieno di malinconia – aveva detto Totò -. “Sono napoletano e i napoletani sono bravissimi a passare dal riso al pianto” – Parole che spiegano molto bene il valore che attribuiva loro.”

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