Un microchip grande quanto un chicco di riso da inserire sottopelle, neanche si trattasse di un cane dal veterinario. E perché mai fare una cosa del genere? Semplice, per evitare il fastidio del badge. Può sembrare un’assurdità, per molti si pesca a piene mani dal calderone del complottismo, ma tantissimi lavoratori del complesso di uffici Epicenter, nel centro di Stoccolma, capitale svedese, hanno già detto di sì. Il microchip a radiofrequenze, se avvicinato alle porte d’ingresso, le apre senza bisogno di tesserini o di chiavi.

Una comodità che si allarga agli ascensori, alle fotocopiatrici e perfino ai computer, bypassando lo stucchevole problema delle password. E in futuro, come se non bastasse, il microchip servirà a pagare anche il conto del bar-ristorante dell’edificio, non per nulla sedicente “casa dell’innovazione”.

Se avete paura del dolore, lasciate il panico nel cassetto, perché per impiantare il microchip non è necessario incidere la pelle, né soffrire fisicamente in alcun modo. L’unica controindicazione è il costo, circa 300 dollari. Tralasciando tutte le implicazioni di controllo mentale tanto care ai cosiddetti complottisti.

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