Google ha comunicato che dal 15 Febbraio 2018 aggiungerà un filtro anti-pubblicità al suo browser Chrome per bloccare i formati pubblicitari considerati più invasivi per gli utenti. Una caratteristica attiva a partire dal 15 febbraio 2018. Allora sarà disponibile la versione 64 (stabile e definitiva) di Chrome, il cui rilascio è previsto per il 23 gennaio, mentre la successiva 65 arriverà il 6 marzo. L’abilitazione sarà dunque effettuata da remoto e, con tutta probabilità, avverrà in modo graduale attraverso un rollout progressivo. Va precisato che la feature non bloccherà tutto l’advertising in modo indistinto, ma solo ed esclusivamente quello che non soddisfa gli standard previsti dal Better Ads Experience Program. Il gruppo di Mountain View ha inoltre dichiarato di essere già da tempo al lavoro a stretto contatto con gli editori per far sì che la misura non vada a influire negativamente sulle entrate pubblicitarie.

I formati bloccati

Saranno: i pop-up, i video in auto-play con audio attivato, i poststitial (che consentono la visualizzazione del contenuto editoriale solo dopo un conto alla rovescia), gli annunci scrollover a schermo intero e gli annunci di grandi dimensioni.
Formati che la Coalition for Better Ads (www.betterads.org) ha identificato come tra i più fastidiosi per i navigatori.

L’iniziativa ha riscosso ampia risonanza e porterà probabilmente notevoli cambiamenti nel settore considerando sia l’ampiezza di questa Coalizione sia il fatto che Chrome già nell’aprile 2016 era il browser più usato al mondo con una percentuale del 41,81% (sito Netmarketshare) e un numero di pagine caricate pari a 771 miliardi (blog ufficiale di Google Chrome). In questo modo bigG si schiera dunque al fianco degli utenti che spesso lamentano difficoltà durante la navigazione, a causa di troppi banner, pop-up e inserzioni capaci di compromettere o in alcuni casi addirittura impedire la corretta consultazione delle informazioni. Molti si sono fino ad oggi affidati a soluzioni e plugin sviluppati da software house di terze parti (Adblock Plus è quella più nota e diffusa), ma Google ha intenzione di offrire un’alternativa integrata nel browser con supporto nativo, che anziché bloccare tutte le pubblicità entra in azione solo per limitare quelle ritenute più invadenti, cercando così di trovare un giusto punto d’equilibrio tra le esigenze di chi naviga e le giustificate necessità di creare introiti di chi gestisce un sito Web e ne sostiene le spese.

L’obiettivo della Coalition for Better Ads
E’ il miglioramento dell’esperienza di navigazione degli utenti. Per tale motivo ha lanciato il Better Ads Experience Program per la certificazione degli editori aderenti.

La scelta degli editori 
A questo punto si pone la scelta di quale comportamento adottare. Se continuare ad accettare i formati non standard con il pericolo di vedere comunque bloccati gli annunci, oppure “sposare” la strategia suggerita dalla Coalizione, tenendo conto che se da una parte i profitti derivanti dalla compravendita dei messaggi pubblicitari consentono l’erogazione di contenuti gratuiti da parte degli editori – compresi quelli di piccole e medie dimensioni – e quindi un incentivo ad accettare anche i formati più impattanti, dall’altro vi è il rischio di scontentare e perdere i propri visitatori stanchi della proliferazione di annunci invasivi e fastidiosi, compromettendo in tal modo il proprio bacino di navigatori e di conseguenza di inserzionisti.

Per fortuna sembra che la totalità degli annunci display e alcuni tipi di annunci “speciali” come SKIN e Video con audio off sia INPAGE che INTEXT, saranno ritenuti “corretti” e quindi non bloccati, limitando quindi la perdita economica degli adv bloccati e quindi non utilizzabili.

1 Commento

  1. Certo che se iniziano a bloccare gli adv, tantissimi piccoli editori saranno costretti a chiudere bottega, e resteranno solo i più grandi ………..

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