E’ la vincitrice annunciata. Per i critici, per gli addetti ai lavori, per i bookmaker. Ma Fiorella Mannoia, quinto festival a 29 anni dall’ultima volta in gara, mette le mani avanti. “Basta, basta. Non lo dite più. E’ da quando è uscito il mio nome, ben prima di aver sentito la canzone, che tutti mi assegnano la vittoria e per me è una novità. Faccio gli scongiuri e, come si dice, non vorrei entrare papa e uscire cardinale”. Il brano che l’ha convinta dopo quasi tre decenni a rimettersi in gioco è ‘Che sia benedetta’, scritto da Amara e Salvatore Mineo. “La canzone mi è arrivata quando ormai avevo chiuso l’album Combattente. Mi piaceva e allora piuttosto che rimandare l’uscita del disco, ho preso la decisione di presentarla al festival. Ho fatto una follia, ma perché non avrei dovuto? In fondo non ho nulla da dimostrare in oltre 47 anni di carriera. Per questo non capisco neppure chi ha da ridire perché frequento i talent o duetto con i giovani”.

A guidarla – spiega – è sempre e solo la musica: “Se penso di poter dare il mio contribuito, lo faccio. Non è certo colpa mia se oggi la musica passa quasi solo dai talent e i ragazzi che arrivano da lì non vanno discriminati”, spiega la signora della musica italiana che aggiunge “Non mi piacciono i recinti. Vogliamo abbattere i muri, ma ce li abbiamo nelle teste”. E chissà se è proprio per questo che per la serata delle cover ha scelto di portare ‘Sempre e per sempre’ di Francesco De Gregori, uno che al festival non ha mai voluto mettere piede neanche per sbaglio. “Non credo se la possa prendere a male – dice, ridendo -. E’ un omaggio che gli faccio”. Come quelli che fa cantando Lucio Dalla e Pino Daniele. “Noi artisti abbiamo la responsabilità di trasmettere ai più giovani il patrimonio musicale d’autore che abbiamo. Altrimenti tra un po’ di tempo nessuno saprà più chi sono Fabrizio De Andrè o Ivano Fossati. Non bisogna permettere che certi autori vadano persi”.

Per lei vincere, ammette, sarebbe “un orgoglio personale, perché sappiamo bene che al fine delle vendite discografiche invece non ha mai significato niente”, ma soprattutto sarebbe un bel modo di festeggiare i 30 anni di “Quello che le donne non dicono”, presentato al festival del 1987. “Accidenti se ne è passato di tempo. Tutto è cambiato, a partire dai conduttori, dalla scenografia che ora è senza fiori e molto più tecnologica. E’ cambiato il festival: ha vissuto anni di declino totale, poi è tornato in auge. E’ cambiato anche l’autografo, ora si va a caccia di selfie. L’unica cosa che non è cambiata è l’ansia per i tacchi e per gli abiti. Tanto si sa che poi alla fine tutti parlano anche di come sei vestita. Io avrò abiti semplici, consoni al brano. Sarò in lungo solo l’ultima sera”. Sarà strano trovare anche Maria De Filippi all’Ariston: “con le sue erre arrotate, sarà buffo sentirla annunciare ‘FioRella Mannoia, bRano di AmaRa’, ma lei non è mai invadente, non ha smanie di protagonismo e non penso possa distogliere l’attenzione dalle canzoni”. La vittoria a Sanremo significherebbe anche l’accesso di diritto all’Eurovision Song Contest. Diritto che lo scorso anno gli Stadio lasciarono alla seconda classificata Francesca Michielin. “Ah sì? Oddio non me lo hanno detto: è un’altra ansia da gestire. Be’, vedremo”, taglia corto. In occasione di Sanremo, il 10 febbraio uscirà un’edizione speciale in doppio cd dell’album Combattente, che ripercorrerà le cinque tappe sanremesi dell’artista. Da aprile tornerà in tour.

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