Kelly Renee Gissendaner, la donna statunitense condannata a morte negli Stati Uniti per l’uccisione del proprio marito e per la quale Papa Francesco aveva lanciato un appello per salvarla, è stata giustiziata nel carcere di Jackson County con un’iniezione letale.

La storia

La Gissendaner, 47 anni, era stata accusata di aver ucciso il proprio marito, anche se la situazione non è molto chiara. La commissione non ha accolto la richiesta di rinvio, senza però fornire delle motivazioni. Richiesta di rinvio presentata dagli avvocati della donna che sostengono che l’omicidio non sia stato commesso dalla donna ma dall’amante di allora, Gregory Owen, condannato all’ergastolo dopo aver testimoniato contro la donna, ma che potrebbe uscire nel 2022 in libertà condizionata.

Anche Papa Francesco si era mosso per salvare la donna, tramite una lettera scritta dal nunzio, Carlo Maria Viganò, nella quale chiedeva alla commissione della georgia di fermare il boia.

Kelly Renee Gissendaner è stata la prima donna ad essere giustiziata nello stato della Georgia dopo 70 anni, dopo aver ottenuto un rinvio per maltempo ed un’altro rinvio perchè le fiale che contenevano il liquido letale da iniettare contenevano parti estranee.

Ma le esecuzioni non si fermano qui, perchè nei prossimi giorni sono previste le condanne a morte di Richard Glossip, coinvolto nell’uccisione del proprietario di un motel in Oklahoma, anche se l’uomo si professa innocente e ritiene di essere stato incastrato dal vero killer, un testimone, e di Alfredo Prieto, un uomo originario di El Salvador colpevole di aver ucciso ben 13 persone tra il 1988 e il 1992. Ma quest’ultimo, nonostante sia un serial killer, potrebbe avere la pensa sospesa dalla corte suprema in quanto l’uomo è affetto da disabilità mentale.

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